I NOSTRI CANI



L'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI) riconosciuto dallo Stato e fondato nel 1882 ha consentito al nostro Paese di raggiungere, in oltre cento anni di attività, i vertici della cinofilia europea e mondiale.
Nel 1882 alcuni "gentiluomini" fra cui il Conte Carlo Borromeo, il Principe Emilio Belgioioso d'Este, Ferdinando Delor, Carlo Biffi e Luigi Radice, decidono di dar vita ad una "Società per il miglioramento delle razze canine in Italia": e' l'atto di nascita del Kennel Club Italiano, con 31 Soci.
Nasce il libro delle Origini ed il primo soggetto iscritto e' un bracco Italiano di nome Falco, nato nel 1875.
Nel 1897 l'Assemblea dei Soci ne ratifica lo Statuto ed aggiorna il regolamento per le iscrizioni al "Libro" e nel 1904 gli iscritti sono già 1033.
In questi anni nascono le prime mostre zootecniche canine a Milano e Torino ove vengono presentati circa 400 cani. Vede la luce anche la rivista ufficiale del Kennel Club.
L'Assemblea del 22 maggio 1926 decide di chiedere al Ministero dell'Economia Nazionale il riconoscimento ufficiale della personalità giuridica. Nel '29 anche il Governo dà inizio alla propria alta considerazione per la cinofilia organizzata assegnandole un contributo di Lire 5.000 e a partire dal 1930 ottengono un riconoscimento come "Soci Collettivi" tutte quelle associazioni cinofile, sia generiche che specializzate nella tutela di singole razze, che nel frattempo si erano costituite nel paese.
La Cinofilia cresce e dal 1939 la sede trova allocazione in viale Bianca Maria 23 a Milano.
Nel 1940 ottiene anche il riconoscimento dal Ministero dell'Agricoltura. Dopo la stasi bellica vengono approvati i primi regolamenti relativi a manifestazioni zootecniche e prove attitudinali.
Nel frattempo gli iscritti al Libro Genealogico raggiungono le 8.636 unità e dal 1950 nasce la grande competizione sportiva internazionale per i cani inglesi da ferma. I risultati del primo censimento dei cani in Italia, effettuato in 13 Regioni, conferma l'alto numero degli animali di questa specie presenti: ben 1.063.267 soggetti.
In quegli anni la cinologia e la cinotecnia assumono una veste tecnica e scientifica; si organizzano corsi Universitari di cinologia i cui testi sono ancora oggi materia di consultazione.
Nel 1960 vengono organizzate 43 esposizioni zootecniche e 66 prove di lavoro. Le iscrizioni al Libro Genealogico raggiungono i 14.803 soggetti.
Dal 1970 le Nazioni federate alla Federazione Cinologica Internazionale con sede in Belgio, nel corso della Assemblea Generale di Budapest, stabiliscono che i certificati genealogici emessi dalle diverse Nazioni portino un comune contrassegno. A tutt'oggi le Nazioni federate alla F.C.I. sono ben 70.
Le iscrizioni ai Libri Genealogici Nazionali sono circa 160.000, le manifestazioni zootecniche oltre 2.000 di cui circa 1.200 prove di lavoro e oltre 400 esposizioni con la partecipazione annuale di oltre 100.000 cani.
I Soci allevatori dell'ENCI sono circa 2.000 e i Soci Aggregati circa 100.000. Le oltre 100 Delegazioni ENCI coprono capillarmente tutto il territorio nazionale. I Gruppi Cinofili e le Associazioni di Razza a loro volta collaborano attivamente e alla promozione e allo sviluppo della cinofilia organizzata sia localmente che settorialmente.
L'ENCI pubblica il periodico mensile "i Nostri Cani" che vanta una tiratura di 100.000 copie, spedite a tutti gli associati.
In questi anni l'Ente ha portato avanti con successo sia l'indirizzo zootecnico pratico che quello formativo con l'organizzazione di corsi di cinotecnia, seminari, convegni orientati allo studio di problematiche tecnico- scientifiche, partecipando inoltre, con successo, ad esposizioni e prove di lavoro a carattere europeo e mondiale, conquistando prestigio ed evidenziando l'alto livello raggiunto dai prodotti dell'allevamento italiano.
L'attività selettiva continua con la creazione di "zone cinofile" in varie parti del paese per l'addestramento e l'allenamento dei cani utilizzati nello sport venatorio, centri di addestramento (numerosissimi in tutto il Paese) per i cani di utilità e per la Protezione Civile. Sta ora prendendo consistenza la selezione scientifica delle attitudini naturali dei cani da gregge, ausiliari indispensabili nel lavoro degli allevatori di razze ovi-caprine; la selezione di cani per usi ludico-sportivi quali quelli di agility; il miglioramento dei cani con attitudine al soccorso e al salvataggio sia a terra che in acqua; l'ampliamento dell'utilizzo dei cani ausiliari dei portatori di handicap e la collaborazione con le forze di Polizia per la selezione dei cani antidroga e ausiliari per l'ordine pubblico.
L'ENCI riserva particolare attenzione alla valorizzazione e promozione delle razze italiane. Si tratta di 16 razze autoctonee di antica origine (14 riconosciute a livello internazionale FCI), ognuna affascinante e particolarmente interessante sia per la tipica morfologia che per le attitudini naturali ed il temperamento. La selezione ed il loro miglioramento assumono un carattere preminente nell'attività tecnica dell'Ente che ne vuole favorire la conoscenza e la diffusione sia in Italia che all'estero.


                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              
Sarà una piccola sorpresa per tutti sapere che essa nacque il 1° luglio 1909 col nome di Setter Club Italiano. I soci fondatori furono: Ing. Ulisse Bosisio, Nobiluomo Giuseppe De Reali, Cav Ciro Matteucci (presidente), Cav. Ettore Nasturzio (famoso importatore dei primi setters inglesi dall'Inghilterra, vedi per esempio West Down Turvy), Rag. Giacomo Rossi, e Br. Fabio Cajelli (segretario Cassiere). Dopo l'ultima guerra, il 24 marzo 1948, si costituì un comitato promotore, che sotto la presidenza di Giulio Colombo, sottopose il 30 maggio 1948 alla prima Assemblea, il nuovo statuto. Erano presenti una ventina di appassionati che portarono 25 deleghe. Alla presidenza fu eletto Giulio Colombo, alla Vice presidenza L'Avv. Carlo Speroni esegretario Virgilio Tremolada. La Società prese i nome di Societa' Italiana Setter Inglese (SISI). Nel 1960 la Società si trasforma in Società Italiana Setter (SIS) perché entrarono a far parte il Setter Gordon Club e la Società Italiana Setters Irlandesi. Alla presidenza di Giulio Colombo, morto nel 1968, succedette l'Avv. Enrico Oddo. La vice presidenza e' del Cav. Alighiero Ammannati e la segreteria del Sig. Ivan Canciani. Membri del Consiglio: Sig. Olindo Andrighetti, Sig. Giacomo Crismani, Sig. Giancarlo Trivellato, e Sig. Oliviano Nobile. Lo statuto
. del 7 novembre, modificato l'11 maggio 1975, il 19 marzo 1976, il 12 febbraio 1989, e il 27 aprile 1996, contempla la suddivisione in: S.I.S. Centrale, con compiti direzionali e dirigenziali, Società Italiana Setters inglesi, Società Italiana Setters Irlandesi, e Società Italiana Setters Gordon, (questi con compiti tecnico consultivi). Nel 1977 entrano in funzione le varie Delegazioni a struttura Regionale o interprovinciale, provinciale o locale. Alla Presidenza dell'Avv. Oddo seguirono quelle del Cav. Alighiero Ammannati per plurimi mandati e con Consigli che variarono più volte come componenti, fino a quella attuale di Francesco Balducci, con compiti anche di Segreteria.



Gaspar Vo li, tanto nomine, il 24 agosto 1947 chiese all’ Ente Nazionale della Cinofilia Italiana il riconoscimento del “Pointer Club Italiano” nella sua qualità di Presidente neo eletto, impegnandosi
“formalmente, anche per gli eventuali successori -a memento- a riconoscere l’ autorità dell’ E.N.C.I., e ad assecondarne l’ azione e le direttive”
Alla domanda allega l’ elenco dei “dirigenti provvisori e dei soci”, che riportiamo, poiché si tratta dell’ aristocrazia della cinofilia venatoria del secolo scorso e di questo.
  Scopo della Società , così come sancito dall’ art. 4 della bozza di Statuto sottoposto all’ approvazione dell’ E.N.C.I., quello di “favorire l’ allevamento del pointer di pura razza, di sviluppare e perfezionare le sue qualità naturali dal punto di vista della caccia” A ribadire che si tratta di tutelare e diffondere un cane da caccia, favorendone la selezione. E sarà bene che non venga dimenticato.
Abbiamo appreso con raccapriccio, seppure con modesto stupore, che soltanto nove anni più tardi, con lettera del 3 agosto 1956, il Presidente dell’ E.N.C.I., Giuseppe Solaro – pointerman sommo- comunicava che il Consiglio Direttivo dell’ E.N.C.I., “nella riunione del 15 corrente” aveva deliberato di “riconoscere ufficialmente il Pointer Club d’ Italia”. Riconoscimento tardivo, ben prima del quale il Club aveva operato.
Il giorno 27 marzo 1956 si era riunita, nell’ Albergo Marinetta di Bibbona, l’ Assemblea Generale dei soci, entusiasti del “successo grandioso” arriso alle “gare svoltesi in armonia con l’ E.N.C.I. di Livorno, nella magnifica riserva dei nobili Gherardesca, Incisa, Antinori”. E tale manifestazione viene, a verbale, qualificata “prima riunione sportiva, sicura premessa per il potenziamento del Pointer Club d’ Italia”.
Dal verbale dell’ Assemblea apprendiamo altresì il numero dei soci al 20 marzo 1956: 12 onorari, 9 vitalizi, 1 benemerito, 20 sostenitori, 149 ordinari.
L’ Assemblea, che approvò all’ unanimità lo statuto tipo per le Società specializzate sottoposto dall’ E.N.C.I., elesse come segue le cariche sociali:
Consiglio Direttivo: Dott. Ernesto Coppaloni (Presidente), Dott. Filippo Rautiis (vice Presidente), Luis Zavattero (Segretario), Cav. Giovanni Genovese, Dott. Appio Meucci, Conte Romano Saladini Pilastri, Prof. Giuseppe Zorzoli (Consiglieri), Ing. Dario Di Fazio, Com. Maurizio Viviani (Sindaci), Cav. Giovanni Genovese, Dott. Appio Meucci, Conte Enrico Roncalli (Comitato Tecnico).










Pagine secondarie (1): PROVE SU BECCACCE
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